La sfida persa sull’Intelligenza Artificiale in Italia, forse ci sono ancora speranze.

La sfida persa sull’Intelligenza Artificiale in Italia, forse ci sono ancora speranze.

Nella folle corsa di una campagna elettorale lunga 4 anni, l’attuale governo dimentica la sfida più importante: quella dell’Intelligenza Artificiale. Se ne parla poco, si legifera ancora meno. Se si pensa solamente che l’uscita di ChatGPT che stupì il mondo risale al novembre 2022, quando l’attuiale governo muoveva i primi passi, ci rendiamo conto che si è fermi sempre allo stesso punto.

Nonostante l’UE si stia muovendo da tempo attraverso una adeguata regolamentazione, noi in Italia siamo fermi e non solo sul piano delle norme ma anche sul piano delle sfide del futuro.

Nessuno dei burocrati al governo riesce a comprendere il vero sifgnificato di quella che ormai rientra sotto il nome di quarta rivoluzione industriale. Se da un lato fanno notizia le start up e le sperimentazioni, dall’altro siamo ben lontani da un recepimento di una rivoluzione epocale come una opportunità.

Gli unici utilizzi che vediamo in giro si fermano a foto taroccate, immagini modificate ad arte con IA, per il semplice gusto di fare propaganda. Il resto è fermo, come se l’IA fosse semplicemente un giocattolo e nulla di più.

Se da un lato i player internazionali e soprattutto quelli americani giocano la parte da leone, dall’altro l’ìEuropa e ancora più l’Italia si limitano ad usare le americane ChatGPT, Gemini AI, Claude, Copilot ecc… ignari persino dei rischi a cui vanno incontro nell’uso di strumenti regolamentati da una mente criminale quale quella dell’ìattuale presidente USA.

Industria, servizi, cultura, università, ricerca, sanità sono settori dove lìIA può dare un contributo enorme ma la lentezza della nostra burocrazia, la miopia di un governo aggrappato a improbabili riforme in materia di giustizia, sicurezza, immigrazione, vere e proprie campagne elettorali, si scontrano con la velocità esponenziale con cui l’IA si sta espandendo e affermando.

Ci si chiede se non sarebbe il caso che i portatori di interesse, le associazioni di industriali, i professionisti di tutti quei settori interessati che rischiano di restare indietro, non abbiano la forza e forse anche il coraggio di sottoporre proposte valide, lungimiranti e incisive. Proposte che a onor del vero non avrebbero colore politico ma solo vantaggi per tutta la comunità.

C’è bisogno di una IA sovrana (e qui mi permetto di usare questo termine che non mi piace tanto nei contesti in cui viene usato dall’attuale governo). Una IA che possa essere regolamentata dal nostro Paese perchè dare le chiavi di strumenti così delicati a qualcuno fuori dall’Italia, o, peggio, fuori dalla UE è qualcosa di molto pericoloso.

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Salvo Amato