Le sfide educative dell’intelligenza artificiale
Appare sempre più ovvio l’interrogativo che ci si pone ormai da un paio di anni: cosa può fare l’intelligenza artificiale a scuola? Il progresso tecnologico che avanza in modo vertiginoso, come può dare indicazioni sui nuovi paradigmi della didattica che prendano in considerazione l’IA? Sempre più studenti la utilizzano e spesso male, alla maniera di un grande motore di ricerca, alcuni insegnanti la usano improvvisando ma con tante perplessità, tantissimi ne sono spaventati.
L’uso della tecnologia a scuola è stato sempre materia controversa che ha spesso trovato la resistenza di tanti insegnanti ma mai come adesso urge una riflessione sul senso delle nuove tecnologie a scuola. Di certo occorre sempre tener presente che la tecnologia è un mezzo e rappresenta il “come” e non il “cosa”, che resta e deve restare nelle prerogative dell’umano. La tecnologia è pensata per affiancare l’apprendimento e lo studio non per sostituirsi ad esso. L’IA rappresenta uno stadio della tecnologia che rischia di confondere le dinamiche della didattica e della pedagogia soprattutto se l’insegnante continua a ignorarne l’esistenza o, peggio, eluderla. L’uso della IA senza adeguata formazione e informazione rischia di portare seri danni nel contesto scolastico, soprattutto sul piano etico. Da ciò che abbiamo visto nei capitoli precedenti, un modello IA generativa nella formulazione delle risposte produce una serie di parole che costruiscono una frase di senso compiuto, ma le frasi non sono prodotte usando un modello di ragionamento tipico dell’intelligenza umana. Esse rischiano di produrre anche concetti errati, (bias) o inesistenti (allucinazioni). Gli errori della IA non sono casi isolati ed è per questo che occorre prevedere le giuste modalità di utilizzo nei contesti educativi specifici. Per riconoscere la presenza di un gatto all’interno di una immagine un modello di IA ha dovuto elaborare non 10 o 1000 immagini ma milioni. E’ questo dato che deve farci comprendere l’enormità delle informazioni elaborate per effettuare qualcosa di relativamente semplice per l’intelletto umano.
L’aspetto relativo al bias cognitivo già presente nella società pre IA, nel contesto dell’intelligenza artificiale non puù che essere ingrandito. Se un modello IA elabora dati che stanno su internet, libri, siti di ogni genere, esso ne elabora anche le storture, i pregiudizi. Per intenderci, se il modello legge siti internet che mostrano dati imperfetti o informazioni dettate da pregiudizi, esso trasmetterà quei pregiudizi anche durante il suo utilizzo. Ci sono in rete vari esperimenti che lo confermano. Tanto per fare un esempio “banale”. Se addestro il modello con delle informazioni del tipo “Salvo Amato è scemo” e ripeto l’addestramento migliaia di volte, la macchina apprende che Salvo Amato è scemo e alla domanda: com’è Salvo Amato, essa produrrà la risposta “è scemo”. Da ciò si può anche capire con quale prudenza occorre affidarsi all’IA.
Le sfide pedagogiche sicuramente rappresentano qualcosa a cui ancora è presto dare una risposta. La pedagogia sicuramente dovrà capire e studiare l’impatto dell’IA nelle varie discipline. Di certo la letteratura o la storia non trarranno beneficio al pari delle discipline STEM. Ciò vale sicuramente laddove si generano contenuti, dove si generano prove e verifiche automatiche, dove si generano rubriche di valutazione. Indubbiamente non avrà alcun senso affidarsi ciecamente ai modelli IA indipendentemente dal tipo di istruzione che vogliamo fare.
Una cosa sicuramente è certa: occorre preparare studenti e studentesse alle professioni del futuro che faranno sempre più uso di IA e sue evoluzioni. In questo l’insegnante si trova in una posizione estremamente delicata.
Di fronte alle tante opportunità offerte dall’IA e in generale dalle nuove tecnologie a scuola rischiamo di perdere di vista il fatto che il fatto che queste comportano cambiamenti nei valori della nostra esistenza.
Occorre prendere consapevolezza del fatto che queste tecnologie resteranno e che la società ne sarà profondamente influenzata. Occorre far sì che la tecnologia immappi sul come e non sul cosa. Ma è imprescindibile il fatto che il come potrà influenzare il cosa. Ad esempio il fatto che ci si possa muovere più velocemente da un punto all’altro del Paese determina cambiamenti nella società e nel mondo del lavoro. Il fatto che ci si possa connettere da diversi punti in tempo reale determina un meccanismo di comunicazione radicalmente diverso. Del resto basterà tornare indietro di 30 anni per rendersi conto di quanti passi siano stati fatti in materia di comunicazione e come il “cosa”sia notevolmente cambiato.
Ciò per dire che la tecnologia non è neutrale come a prima vista si può pensare ed essa necessariamente determina delle modifiche anche su ciò che veicola e tratta.
C’è da considerare un secondo elemento non meno importante: la deriva tecnocratica in cui la scuola è totalmente coinvolta. Ma mentre sino ad adesso la tecnologia ha spesso mediato la conoscenza , ha di fatto contribuito a renderla più facilmente assimilabile, con l’intelligenza artificiale si assiste alla trasformazione dei contenuti e alla loro elaborazione. Non si tratta più di integrare un artefatto tecnologico ma di trasformare contenuti mediante l’intelligenza artificiale. Di tatto a qualcuno appare evidente che l’intelligenza artificiale in qualche modo cominci a realizzare funzioni tipiche dell’insegnante. Forse dobbiamo aspettarci una progressiva sparizione del ruolo dell’insegnante? Oppure possiamo vedere la funzione dell’insegnante con profonde modificazioni in modo che possa concentrarsi più su aspetti creativi.
E’ tuttavia utile osservare come lo strumento Intelligenza Artificiale per la prima volta si pone come strumento di aiuto sia lato insegnante che lato alunno.
Senza dubbio l’umanità dovrà affrontare un profondo ripensamento del ruolo del docente.
Tratto da Intelligenza artificiale per insegnanti pigri
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