Prof. accoltellata, la “vendetta” dello studente pianificata frutto di una solitudine profonda.

Prof. accoltellata, la “vendetta” dello studente pianificata frutto di una solitudine profonda.

Apprendiamo nuovi dettagli sulla vicenda e scopriamo qualcosa di agghiacciante. Uno studente di soli 13 anni, da solo nella sua cameretta, si è attrezzato di armi, ha pianificato l’assalto alla prof. rea di averle fatto un “torto”: l’avrebbe messo in ridicolo di fronte al resto della classe.

Voglio fare la mia valutazione da insegnante perchè rimango sempre più scioccato da eventi del genere. Noi insegnanti abbiamo spesso a che fare con classi da 25-30 studenti, andiamo quindi anche di fretta, spesso non c’è il tempo per accorgersi di qualcosa di strano. Non riusciamo più a conoscere a fondo i nostri studenti.

Un ragazzino di 13 anni che riesce a pianificare un evento del genere, procurandosi tutto, anche una pistola denota anche uno stato di profonda solitudine sia quando sta a scuola sia quando sta a casa. Non ha avuto la possibilità d confrontarsi con nessuno, non ha potuto chiedere ai più grandi il perchè dei sentimenti che prova.

Un ragazzino di 13 anni che ha tutto il tempo di programmare un gesto orrendo con una tale lucidità fa paura. “Non posso essere incarcerato, dato che in Italia l’età minima per la responsabilità penale è a 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare: uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo”, scrive.

Se la scuola non riesce a intercettare segni di disagio, se non ci riesce neanche la famiglia, forse è arrivato il momento di fermarci e discuterne. Nessun inasprimento di sanzioni potrà risolvere il problema, nessun metal detector lo risolverà. Ci sono ampie dimostrazioni negli USA dove questi metodi hanno fallito. Mi chiedo se nessuno dei compagni, degli insegnanti, i genitori non si siano accorti di nulla, di segni di disagio profondo.

La scuola allora ha bisogno di esperti, psicologi, almeno uno in ogni istituto o forse anche più. La scuola ha bisogno di qualcuno che riesca a percepire i segni del disagio per intervenire in tempo. Il fenomeno è in forte crescita dal 2020, un fenomeno che si può combattere con una seria educazione all’affettività e al rispetto, oltre che con la presenza di esperti psicologi.

Ma occorre qualcosa di concreto, non storielle sull’affettività, occorre qualcosa di efficace non un’ora trascorsa diversamente. Possibile che al ministero sappiano concepire solo squallide proposte e nulla di più. Caro Ministro, ti interessa lo stato di salute della scuola o no?

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Salvo Amato