Didattica a distanza, facciamo chiarezza tra norme e tecnologie

Il tema della didattica a distanza è esploso nell’ultima settimana, preludio della chiusura delle scuole di tutta Italia. 8 milioni e mezzo di studenti sono a casa sino al 15 marzo e c’è il rischio che la misura sia destinata ad essere reiterata.

Sul tema della didattica a distanza c’è molta disinformazione, ci sono luoghi comuni pro e contro da sfatare, c’è un caos generale anche sulle normali definizioni.
Proviamo intanto a fare ordine. Cercherò prima di definire cosa intendiamo per didattica a distanza, poi proverò a vedere cosa prevede la n normativa sul lavoro di docenti e lo studio degli alunni, infine proverò a fare mente locale sulle varie piattaforme almeno classificandole in un certo modo nel tentativo di fare chiarezza.

Che cosa è la didattica a distanza?
E-Learning è forse la terminologia più adatta. Per apprendimento a distanza (o se vogliamo, didattica a distanza) si intende una forma di apprendimento mediata da strumenti tecnologici che consentono una comunicazione non dal vivo ma che presentano tutti gli elementi per far si che studente e docente interagiscano sia per lo sviluppo delle attività didattiche, sia per l’erogazione di contenuti, sia, infine, per la valutazione delle competenze acquisite.

Alt. Ho capito già cosa avete da dire: non stiamo facendo scuola interrogando lo studente on line né facendo compiti con valutazioni on line, non intendiamo occuparci di questo, almeno io non intendo farlo. Ho solo dato una definizione di E-learning.
Per sviluppare la didattica a distanza ci sono diverse piattaforme di cui parleremo alla fine di questo lungo articolo. Esse si contraddistinguono per diverse caratteristiche ma tutte condividono una base comune che addirittura è definita in uno standard tecnologico denominato SCORM 2.0.

I docenti e gli alunni delle scuole dello Stato possono fare didattica a distanza?

La risposta è: dipende. Dipende da come la concepiscono e da come la intendono. Non c’è alcuna norma contrattuale che chieda ad ambedue le parti di fare didattica a distanza. E non basta una direttiva ministeriale che inviti a farlo affinché ci sia un obbligo perentorio. Motivo per cui sono caldeggiati collegi dei docenti che deliberino in materia. Poiché si tratta di un argomento che esula gli obblighi contrattuali, il collegio deve deliberare all’unanimità. Ovvero basta il dissenso di un solo componente per non approvare tale didattica. Il mio personale parere è che anche con delibera, nessun docente può ritenersi obbligato a fare didattica on line e nessuno studente parimenti può ritenersi obbligato a seguire. Chi studenti hanno firmato un patto formativo e si sono iscritti in scuole dove la frequenza si intende di persona, tanto è che la loro presenza on line non risulterà nei registri elettronici. Quindi? Quindi la didattica on line a mio modesto modo di vedere va concepita come una cosa LIBERA che docenti e studenti decidono di mettere in atto. Non è possibile chiedere a tutti di partecipare e da qui l’azione didattica sicuramente ne esce compromessa poiché non verrà di certo estesa a tutti gli studenti di una classe non essendo essi obbligati.

Volendo modificare la domanda in “i docenti e gli studenti sono obbligati a fare didattica a distanza?” La risposta è no. La partecipazione è resa libera per i motivi su esposti.

L’aspetto tecnico

Veniamo adesso all’aspetto squisitamente tecnico. Cosa è realmente la didattica a distanza? L’e-learning si è soliti dividerla in due tipologie: sincrona e asincrona. La prima contiene momenti didattici di partecipazione in diretta e in sincronia. Docenti e studenti ad una determinata ora partecipano in video conferenza ad un momento formativo. Le informazioni viaggiano nei due sensi. Il docente espone contenuti, lo studente interviene con diverse modalità, voce, scritto e l’attività viene portata avanti. La seconda tipologia attiene ad una didattica in cui contenuti ed attività non vengono fruiti e svolte in sincronia. Il docente produce dei contenuti e li rende disponibili all’interno di learning object, gli studenti ne fruiscono anche secondo un percorso formativo ben preciso. Ogni learning object avrà delle attività che possono essere test di autovalutazione, proposte di produzione di contenuti, messaggistica che consente il dialogo tra studenti e docenti. Questa tipologia spesso viene ridotta a mera trasmissione di contenuti senza alcuna interattività e rischia di depotenziare il significato di E-learning. E’ proprio per questo che a livello mondiale esiste uno standard SCORM 2.0 che regolamenta l’erogazione di attività formative e tutte le piattaforme cercano di attenersi a questo standard al punto tale che ovunque è considerato anche standard de iure equiparando la formazione on line a quella in presenza (ci riferiamo a contesti di formazione continua per adulti e non alle scuole).

Cosa deve avere una piattaforma E-learning per poter essere usata per la scuola?

Proviamo a vedere insieme cosa cerchiamo in una piattaforma e-learning come complemento per le attività a scuola. Fermo restando il fatto che le attività scolastiche e di insegnamento sono da preferirsi in presenza, vista l’attuale congiuntura in cui le scuole sono chiuse si cerca di capire quali potrebbero essere le attività da svolgere su una ipotetica piattaforma on line.
La prima attività che viene in mente riguarda l’erogazione di video o audio lezioni prodotte dal docente o da altri colleghi. I video dovrebbero essere fruiti direttamente dentro la piattaforma. Segue la necessità di fornire materiale in forma elettronica, presentazioni, dispense, scritti di ogni genere.
Una funzionalità che viene richiesta è l’uso della messaggistica interna alla piattaforma che metta in comunicazione docenti e alunni.
Le attività di produzione da parte degli alunni possono essere connesse ai contenuti resi disponibili, quindi test di verifica e feedback (finalizzati non alla loro valutazione ma a fornire una risposta al docente sulla comprensione), proposta di scrittura di elaborati anche personalizzati, eventuali verifiche (da usare con tutte le riserve del caso perché prodotte in ambiente senza controllo e soprattutto non da tutti gli studenti, quindi non passibili di certificazione ai fini valutativi per legge).
Il docente dentro la piattaforma deve poter costruire il proprio percorso corredato da attività e contenuti e renderlo disponibile agli studenti.

Un aspetto importante riguarda il fatto che i contenuti utili dovrebbero essere fruiti in logica BYOD (Bring Your Own Device) quindi consentire la consultazione con diversi strumenti tra cui PC, tablet, smartphone.

E’ chiaro ed evidente che l’azione didattica attraverso strumenti on line per quanto performanti ed utili non può essere sostitutiva di quella in presenza, spesso essa viene usata come utile complemento all’attività in presenza ad esempio nelle classi capovolte. E’ altrettanto chiare che tale tipo di approccio può funzionare con la scuola secondaria, non con la scuola primaria.

Quali piattaforme usare?

Ci sono in rete diverse proposte di piattaforme on line, alcune attuabili subito, altre necessitano di competenze tecniche avanzate per poterle rendere disponibili. Il MIUR tra le direttive che potete leggere qui, ne propone alcune. proviamo ad elencarle:

  • Google G-Suite. La piattaforma di Google racchiude dentro di sé tutti gli strumenti che vengono resi disponibili in un ambiente protetto e non necessariamente accessibile dall’esterno. G-Suite ha al suo interno Classroom che è uno strumento per creare classi virtuali rispondendo quasi per intero ai requisiti richiesti. G-Suite contiene anche Google Meet (o il vecchio hangout) che permette di creare anche attività di formazione sincrona mediante videoconferenza. Google Meet ha il grande vantaggio di condividere lo schermo del PC. I docenti che vogliono usare il pc come lavagna possono così condividerne i contenuti real time con gli studenti. GSuite per essere attivata necessita di un meccanismo abbastanza complesso che richiede l’approvazione da parte della scuola tutta. Una volta attivato viene fornito alla scuola un pacchetto di account ed un pannello di gestione. In mancanza d GSuite classroom può essere utilizzato anche attraverso il solo account Gmail. Maggiori informazioni potete trovarle qui
  • Microsoft Office 365 Educational. La piattaforma di Microsoft si evolve a strumento per le classi virtuali e consente d integrare al loro interno tutti gli strumenti validi per la formazione di cui abbiamo parlato. Anche Microsoft contiene lo strumento Team che consente di effettuare videoconferenza real time.
  • Piattaforma Rai Educational. Essa non contiene tutti gli strumenti necessari a creare attività di E-learning ma ha il grande vantaggio di essere molto facile e di consentire l’accesso a tutti gli archivi RAI. Di fatto il docente può costruire un percorso formativo mettendo insieme video rai Educational e tanti altri contenuti rendendo il percorso stesso pubblico o integrandolo in un altro strumento E.learning come quelli sopra descritti
  • Moodle. E’ un software free che si deve comunque installare su uno spazio web e viene fruito come un sito complesso. Di fatto esso può rappresentare la spalla didattica al sito della scuola. Moodle è usato da tutte le principali università a livello mondiale e rispetta per intero lo standard SCORM. Esso ha almeno una decina di tipologie di contenuti supportati e una decina di tipologie di attività che si possono svolgere. Moodle necessita di un intervento tecnico specializzato per essere reso on line e disponibile oltre ad essere perfezionato nelle impostazioni. Molte scuole lo adottano con. successo. Il grande vantaggio di mode è il fatto che rende tutto disponibile in un ambiente ad uso e consumo della scuola. Praticamente mentre con altri strumenti facciamo parte di un sistema come fossimo in una singola camera di hotel, con Moodle abbiamo un hotel tutto per noi ma dobbiamo saperlo gestire.
  • Edmodo. E’ un social Learning nel senso che si presenta come piattaforma aperta per potervi accedere n logica social, docenti e studenti vi accedono utilizzando diverse attività e contenuti. Esso può avere delle limitazioni nello spazio messo a disposizione. Edmodo per una scuola rappresenta una opportunità ma si presenta dispersivo. Edmodo non consente l’erogazione di formazione sincrona in videoconferenza.
  • Piattaforme delle case editrici. Esse sono spesso facili da usare. Il grande vantaggio che hanno sta nel fatto che esse ruotano intorno ai testi in adozione. Di fatto al testo i docenti possono aggiungere altro materiale costruendo la classe virtuale e rendendo disponibili anche gli esercizi on line, mutuati dalle versioni cartacee. Tra le piattaforme più performanti spiccano quelle di Mondadori, Zanichelli, Pearson. Alcune piattaforme sono direttamente integrate con strumenti cloud come quelli google rendendo tutto in forma collaborativa.

Conclusioni

Fatte le opportune premesse e riserve sull’uso di strumenti on line per la didattica, l’attuale congiuntura è importante per sperimentarne l’uso anche affinché passi il messaggio secondo il quale la scuola non si ferma neanche di fronte alle emergenze. Di certo non sarà la stessa scuola ma con molta probabilità sarà una scuola diversa vista attraverso un punto di vista differente che poi verrà completata quando si tornerà tra i banchi.

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